«La mia vita è una tela di relazioni tessuta dalla buona volontà e dal caso”. È da questa idea di connessione che prende forma la visione di Rosanna Marziale: una cucina che non si limita al piatto, ma diventa intreccio di storie, persone e luoghi, capace di aprirsi a mondi diversi. Casertana, guida dei ristoranti di famiglia «Le Colonne» e «San Bartolomeo Green Events-Experience Park», Executive Chef di «Vida Cucina Italia» a Winnipeg, Marziale è tra le figure che hanno contribuito a ridefinire il linguaggio della gastronomia campana contemporanea. Ambasciatrice della mozzarella di bufala DOP, ha costruito nel tempo un percorso in cui il territorio non è solo origine, ma materia viva di racconto e interpretazione. Riservata per indole, custodisce la propria vita privata lontano dai riflettori: il tempo libero è dedicato alla passione per l’arte moderna e alle passeggiate nel parco della Reggia di Caserta, luogo che ritorna spesso come spazio di ascolto e ispirazione. Ha percorso più volte il Cammino di Santiago, mentre il suo impegno verso i più fragili resta discreto, lontano da ogni forma di ostentazione. Ha istituito il premio Loreto Marziale nell’ambito del Festival del Verde: un omaggio al fratello, scomparso prematuramente, dedicato ai giovani artisti che celebrano il mondo naturale. Nel suo lavoro, la cucina si muove tra identità e sperimentazione. Alcuni piatti sono diventati segni riconoscibili del suo stile, dalla «pizza al contrario» alla «palla di mozzarella», che hanno contribuito a portare la propria ricerca oltre i confini nazionali. La sua figura è stata celebrata anche nel 2019 da Mattel con una Barbie Role Model della linea «Shero», dedicata a donne capaci di superare barriere nei rispettivi ambiti professionali. Presenza televisiva, è stata ospite di MasterChef e conduttrice di Chopped Italia.
A pochi passi dalla Reggia di Caserta, nel ristorante di famiglia, la cucina di Marziale si traduce in un’esperienza che conserva un legame profondo con il territorio, ma che non rinuncia alla contaminazione e alla ricerca. È però con le «audio degustazioni», ideate nel 2007, che il suo lavoro assume una forma del tutto originale. Qui la cucina si intreccia alla narrazione sonora, dando vita a un’esperienza immersiva, in cui il piatto non è mai solo materia ma racconto che si ascolta mentre si assapora. Un format pionieristico dove ogni percorso costruisce un universo: una pietra vulcanica, un bicchiere di acqua di Fizzo, il vino Falerno, la crema di cicerchie, un’alice con pane ammorbidito, un boccone di carne di bufalo. Ingredienti che non si limitano a comporsi nel piatto, ma diventano frammenti di una narrazione più ampia, in cui la voce guida il degustatore tra memoria, origine e significato. Nel tempo, questo format si è evoluto in nuove declinazioni. Nel «racconto fantastico di Carlo di Borbone» la dimensione gastronomica incontra quella teatrale, trasformando la degustazione in performance. Con «Pane e acqua», realizzato con Ferrarelle, Marziale sceglie invece la sottrazione: pochi elementi, essenziali, per riportare l’esperienza a una dimensione quasi meditativa del cibo. In «Biancadolio», dedicato all’olio extravergine, il racconto si traduce anche in forma visiva: un piatto in porcellana bianca, una foglia d’ulivo appena suggerita, la mozzarella con cuore d’olio come sintesi di materia e simbolo. Con questo progetto ha partecipato al concorso internazionale «Lo Mejor de la Gastronomía». Le audio degustazioni sono state tradotte in inglese, spagnolo e russo, ampliando la possibilità di fruizione e trasformando il format in un linguaggio aperto, capace di attraversare culture diverse. Non più soltanto cucina, ma racconto multisensoriale che unisce voce, memoria e immaginazione. Nel 2013, con «A Pane e Acqua», questa ricerca sull’essenzialità si fa ancora più netta. Il progetto, che prende la forma di un’audio degustazione e di un podcast, invita a riscoprire due elementi primari: il pane e l’acqua. Quest’ultima viene interpretata come espressione del territorio, nelle sue sfumature minerali, nella sua origine vulcanica, nelle sue variazioni naturali. C’è un detto napoletano che recita: «A’ Pullecenella ‘o vedono sulo quanno va ‘ncarrozza” (in italiano: «Pulcinella lo vedono solo quando va in carrozza»), a ricordarci quanto spesso si osservi il risultato senza immaginare il percorso che lo ha reso possibile. Per Rosanna Marziale calza a pennello. Nel mondo della cucina professionale, da sempre segnato da dinamiche e gerarchie consolidate, ciò che appare oggi come un’identità definita è in realtà il frutto di un cammino complesso, fatto di sfide, scelte e perseveranza.
Consolidare la propria posizione non è mai semplice: quanto è stato difficile per te, Rosanna, affermarti e costruire la professionista che sei oggi, soprattutto in un ambiente storicamente maschile?
«Nel mio percorso ho sicuramente percepito che la cucina fosse un ambiente a prevalenza maschile, ma ho sempre scelto di concentrarmi sul lavoro, sulla qualità e sulla mia identità. Più che “affermarmi come donna”, ho cercato di affermarmi come professionista, portando avanti una visione personale e coerente. Credo che la vera sfida sia stata far emergere una voce autentica, senza uniformarsi a modelli già esistenti»
Rispetto al passato, pensi che oggi la situazione sia cambiata? Quali consigli daresti alle donne che desiderano seguire il tuo percorso professionale?
«Rispetto al passato, oggi vedo un cambiamento importante. C’è più apertura, più attenzione alla diversità e soprattutto più consapevolezza del valore che ogni individuo può portare, indipendentemente dal genere. Non significa che il percorso sia semplice, ma sicuramente è più ricco di possibilità e di esempi a cui ispirarsi. Alle donne che vogliono intraprendere questo mestiere dico di non partire mai da un senso di limite. La cucina è un linguaggio universale: richiede passione, disciplina e sensibilità. Il consiglio più importante è di costruire una propria identità, studiare, fare esperienza, ma anche avere il coraggio di distinguersi. E poi circondarsi delle persone giuste, perché questo è un lavoro duro, ma anche profondamente umano».
Nel panorama contemporaneo, Rosanna Marziale si muove come una figura di sintesi tra tradizione e sperimentazione, tra cucina e narrazione. Un lavoro che ha influenzato linguaggi e pratiche, e che continua a generare reinterpretazioni, anche attraverso tecniche come la «rimozzatura», oggi diffuse grazie a lei tra diversi professionisti del settore.
Di Antonella Amodio









